Siria, fragile tregua, raid turco al confine contro i curdi

19 ott 2019

Le condizioni poste dal Presidente turco Erdogan per garantire la tregua nel nord della Siria sono pesanti. Come ha descritto giustamente il presidente del consiglio europeo Tusk "questo non è un cessate il fuoco, non è quello che ci aspettavamo, è una richiesta di capitolazione dei curdi." L'intesa raggiunta con gli USA garantisce alla Turchia una safe zone nel nord-est della Siria, che secondo Erdogan porterà serenità nell'intera regione. Una parola che stride dopo giorni di bombardamenti a tappeto, di violazioni dei diritti umani denunciate dalle organizzazioni internazionali. Non ultima quella di aver usato bombe al fosforo sulla popolazione inerme. La zona cuscinetto che Erdogan pretende ha un'estensione di 440 km, 32 km di profondità, 120 di lunghezza. Da qui devono ritirarsi tutti i curdi siriani, e questa che per loro è la loro terra, non riconosciuta da Damasco presto sarà occupata dai rifugiati siriani di etnia araba espulsi dalla Turchia, almeno due milioni. Il presidente turco decanta i risultati dei nove giorni di operazione fonte di pace. Abbiamo eliminato i terroristi dal territorio compreso tra Tel Abyad e Ras al-Ayn e ora andremo avanti. I curdi siriani che Erdogan bolla come terroristi sono gli stessi che hanno combattuto per anni a fianco degli americani contro l'Isis. Hanno avuto 120 ore per non morire. Una tregua fragile come si dice in questi casi per tutto il giorno si è sparato a nord con un elicottero turco abbattuto, mentre una ancor più fragile Europa in un vertice dava il via libera a nuove misure per Ankara. Tutt'altro che punitive, una terza tranche anzi, dopo i sei miliardi già saldati per tenersi stretti i milioni di profughi siriani, su spinta tedesca Erdogan ottiene adesso nuovo miliardo di euro.

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