Sudan, 60 morti negli scontri post Bashir

05 giu 2019

Le strade di Khartum sono il fronte scomposto dello scontro, tra i giovani dell'opposizione e Janjaweed. Queste unità paramilitari, protagoniste del conflitto tra Sudan e Darfur nel 2003, sono state nuovamente attivate, denunciano le opposizioni. Il loro Comandante è ai vertici del Consiglio militare di transizione, al potere dopo la caduta di Omar al Bashir. Diffuse le denunce di spari ad altezza uomo, contro il presidio permanente, il simbolo della rivoluzione che ha portato alla destituzione e all'arresto, dopo 30 anni di potere, del Presidente Omar al Bashir. Queste le pesanti accuse del Fronte per la democrazia, finite sul tavolo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, convocato d'urgenza dalla Gran Bretagna in una riunione a porte chiuse, non è però riuscito ad arrivare ad alcuna conclusione. La Cina, appoggiata dalla Russia ha bloccato l'approvazione di una risoluzione che condannava l'uccisione dei civili e chiedeva alle potenze mondiali di fare pressioni sui militari sudanesi, per fermare le violenze. Da lunedì si contano 60 morti e centinaia di feriti, secondo le denunce dell'Associazione dei medici in Sudan. Il Consiglio militare, al potere dall'arresto di Bashir, ha annunciato di aver rotto la trattativa con l'opposizione, dopo settimane di complicati negoziati, volti a definire il futuro politico del Paese. Il Generale Abdel Fattah Burhan, a capo della Giunta militare, ha annunciato che l'accordo trovato con i civili, di libere elezioni entro tre anni è saltato. Ha così deciso per una convocazione elettorale entro nove mesi, troppo presto per l'opposizione, convinta che in nove mesi non ci sia il tempo sufficiente, per smantellare il sistema corruttivo e di potere degli ultimi 30 anni.

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