Tienanmen, oggi l'anniversario della strage

04 giu 2019

Il mondo continua a chiederci dell'incidente del 4 giugno, ebbene sì c'è stato un incidente, ma guardando quanto la Cina sia cresciuta e abbia prosperato in questi trent'anni, pensate davvero che il modo in cui è stato gestito sia stato sbagliato? Niente affatto, c'era un problema, lo abbiamo risolto e abbiamo fatto bene così. Così Wei Fenghe, il Ministro della difesa cinese ai margini della conferenza internazionale di Shangri-La Dialogue, svoltasi in questi giorni a Singapore. Wei Fenghe è il primo membro del Governo ad ammettere ufficialmente, ma rivendicandone la corretta gestione, il cosiddetto incidente del 4 giugno, noto nel resto del mondo come la strage di Tienanmen, quando su ordine dell'allora Governo guidato da Li Peng e Deng Xiaoping, l'esercito sgombero' la piazza pacificamente occupata da molte settimane dagli studenti, facendo uso della forza. Il bilancio di quella drammatica notte è ancora avvolto nel mistero, c'è chi sostiene che le vittime siano state poche centinaia, anche tra i soldati, chi invece parla di migliaia, forse 3 mila vittime. Ma mentre il mondo ricorda con varie manifestazioni quel drammatico giorno in Cina è una giornata come tutte le altre, censura capillare e preventiva e rigorose misure di sicurezza impediscono qualsiasi forma di commemorazione, sia pubblica che privata. Particolarmente efficaci le misure all'interno e attorno a piazza Tienanmen, dove centinaia di poliziotti, anche in abiti civili, controllano l'afflusso dei turisti consentendo video e foto solo agli smartphone. Secondo un sondaggio effettuato negli ultimi mesi dal quotidiano di Hong Kong, South China Morning Post, oltre il 70 per cento dei giovani cinesi ignora o quantomeno dichiara di ignorare quanto avvenuto in quei giorni. Anche a Taiwan Macao e Hong Kong, dove tutti gli anni si svolgono manifestazioni varie e veglie notturne quest'anno le proteste sembrano attirare meno persone. La narrazione cinese del diniego e della manipolazione, ha dichiarato uno dei leader della protesta, Wuer Kaixi, che oggi vive a Taiwan, sembra essere vincente, ma a perdere non siamo stati solo noi protagonisti e superstiti della rivolta, è anche tutto l'Occidente, con tutti i suoi valori e principi svenduti in cambio di qualche tonnellata di merce in più.

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