Preoccupa per 2 ragioni la situazione sociale e politica in Tunisia. Innanzitutto per il deterioramento in sé delle regole democratiche di un Paese molto vicino al nostro e all'Europa in generale. E poi, naturalmente, per le implicazioni che l'aggravarsi della situazione politica ed economica, il rischio di trovarsi davanti a una nuova Libia, può avere sul governo dei flussi migratori verso le nostre coste. Il che spiega la massima attenzione, a livello europeo, per quello che sta accadendo dall'altra parte del Mediterraneo. Gli episodi più recenti: le continue manifestazioni di piazza contro il Governo, organizzate sfidando il divieto di protesta, il conseguente arresto di importanti esponenti politici dell'opposizione, di giornalisti e sindacalisti, la mano autoritaria e i discorsi razzisti del Presidente Kaìs Saìd, che pubblicamente ha parlato di orde di migranti irregolari provenienti dall'Africa subsahariana che, a suo dire, sarebbe strumento di un disegno criminale pensato per cambiare la composizione demografica del Paese. Parole che hanno innescato una specie di caccia allo straniero. Al punto che molti degli oltre 20mila migranti che vivono in Tunisia, si sono improvvisamente trovati senza lavoro e senza casa, costretti a prendere uno dei voli di rimpatrio organizzati dai Paesi d'origine dell'Africa occidentale. Come questo cittadino della Costa d'Avorio. Il tutto nel pieno di una crisi economica profonda davanti alla quale il Presidente, professore di Diritto Costituzionale, eletto nel 2019 come figura anti-establishment, si è mostrato finora inadeguato.























