Uk l'El Dorado dei migranti in attesa a Calais

27 nov 2021

Niente documenti niente lavoro. La ragione più profonda per cui moltissimi cercano di lasciare l'Europa e la Francia alla volta del Regno Unito a rischio della vita è racchiusa in queste semplici parole. Tra i migranti dell'Africa subsahariana ma anche tra iracheni e afghani si è diffusa la convinzione che da quando il Regno Unito non fa più parte dell'Unione è più facile muoversi al suo interno e ottenere lavoro senza documenti, ma soprattutto non è più possibile essere rimandati indietro. L'ultima beffa della brexit, con buona pace della retorica sul riappropriarsi dei propri confini portata avanti dal Premier britannico Boris Johnson. La maggior parte dei giovani uomini, alcuni ancora ragazzi, che incontriamo nella periferia intorno a Calais tra il fango e la pioggia gelida parla solo una manciata di parole in francese e inglese ma riesce, come in questo caso, a citare il Trattato di Dublino. Aspettano per giorni, a volte settimane, il momento giusto per partire e passare la manica. In camion, dicono, perché sanno che in almeno 27 hanno perso la vita in mare mercoledì scorso e che quella tragedia ha alzato ulteriormente l'attenzione sulle spiagge. Aspettano in luoghi come questo dove la dignità è sommersa dal fango. "È nelle campagne intorno a Calais, a Dunkerque, che i migranti cercano riparo in posti come questo. Mettono un telo che non si capisce da cosa possa proteggerli. Piove molto, c'è molto fango, fa molto freddo. Sono 2 gradi adesso e sono le 10 del mattino. Qui abbiamo trovato dello scatolame, delle patate, ma anche dei topi. Le condizioni igieniche sono assolutamente terrificanti." Sono numerose le ONG francesi e inglesi che operano sul campo, che si preoccupano di fornire un piatto caldo gratuito e altre forme di assistenza a chi ne ha bisogno. Ma l'aiuto non è mai abbastanza e soprattutto non si riesce a trovare una soluzione che eviti che altre tragedie come quella di mercoledì scorso si ripetano. "Secondo stime di Londra, sono stati almeno 22 mila i migranti che nei primi 10 mesi dell'anno hanno attraversato la Manica. Nel 2020 erano stati circa 8 mila, un migliaio nel 2019." Nelle parole degli abitanti di Calais c'è un misto di tristezza, rabbia e rassegnazione e anche la consapevolezza che i così detti passeur, gli scafisti, non necessariamente sono sempre stranieri.

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