Zaki sarà scarcerato, prossima udienza 1 febbraio

07 dic 2021

È in carcere da 22 mesi Patrick Zaki, lo studente egiziano dell'Università di Bologna, sotto accusa per aver diffuso false notizie in alcuni articoli da lui scritti nel 2019, quando già si trovava in Italia per studiare. In particolare, il giovane attivista sul web denunciava il Governo egiziano di non fare abbastanza per proteggere dagli attacchi terroristici i copti cristiani, comunità a cui lui stesso e la sua famiglia appartengono. È stato arrestato il 7 febbraio del 2020 all'aeroporto del Cairo. È stata l'organizzazione che si occupa dei diritti umani in Egitto e con cui Patrick collaborava, a denunciare che lo studente era stato minacciato, picchiato e torturato durante un lungo interrogatorio. Inizialmente sono cinque, le accuse mosse dai giudici del Cairo nei confronti di Patrick, dalla minaccia alla sicurezza nazionale, alla propaganda per il terrorismo. La sua detenzione per mesi e mesi, viene sempre rinnovata prima ogni 15, poi ogni 45 giorni. Le udienze si chiudono con il ritorno in prigione dell'attivista, prima a Mansoura poi nel carcere di Tora, la prigione di massima sicurezza a sud del Cairo, che ospita detenuti politici. Un carcere sovraffollato e dalle condizioni durissime. Qualche giorno fa, lo studente è tornato di nuovo nel carcere di Mansoura, sua città natale a 130 km dal Cairo. Tra udienze non convocate e udienze svolte, ci saranno state almeno 20 occasioni in cui il giudice ha ritenuto che Patrick dovesse restare in carcere, ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce dell'organizzazione non governativa, Amnesty International. In tanti si sono mobilitati e hanno chiesto la scarcerazione di Patrick: attivisti, associazioni e cittadini. Intanto, nel tempo quasi tutte le accuse a suo carico sono cadute, l'unica rimasta in piedi, quella per diffusione di notizie false, potrebbe costargli una condanna a 5 anni di reclusione, senza diritto di appello.

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