Legge 'salva-bimbi' in auto, dal 2014 proposta in Parlamento

Seicento. Sono seicento i bambini dimenticati in auto dai genitori e morti in tutto il mondo, soltanto tra il 1998 e il 2010. Bambini al di sotto di 4 anni, vittime di una dimenticanza che gli psichiatri definiscono un «blackout» che colpisce i genitori, per diversi motivi: stress, stanchezza, conflitti e preoccupazioni. Una tragedia per le famiglie che si trovano a vivere dolore e senso di colpa. La bambina morta a Pisa è solo l’ultima di una lista che affligge anche il nostro Paese, dove dal 1998 sono nove i figli dimenticati nel seggiolone e morti per ipertermia, a causa della macchina che si riscalda troppo e velocemente, otto dal 2008 ad oggi. Tragedie che hanno spinto la politica ma anche le aziende a cercare una soluzione. Nel 2013 una petizione lanciata da Maria Ghirardelli, medico d’urgenza ed emergenza, sul web ha trovato una traduzione in Aula nella proposta presentata in Parlamento nel 2014, in cui si proponeva una modifica all’articolo 172 del Codice della strada, rendendo obbligatoria l’adozione di un sistema d’allarme in grado di segnalare la presenza di un bambino nel seggiolino a bordo del veicolo. Il testo discusso in Commissione trasporti è tornato in Commissione in attesa dell’approvazione di una più ampia legge di modifica del Codice della strada. Fino all’anno scorso, quando si è pensato al cosiddetto «decreto salva bebè» inserito nella legge di bilancio. In quell’occasione, la Commissione bilancio ha ritenuto gli emendamenti estranei al provvedimento. Ma dove non arriva la politica arrivano le aziende e la tecnologia. Dal portachiavi intelligente alle app che segnalano la presenza del bambino in auto, anche quando è ferma, sono ormai diversi i modi per aiutarsi. Intanto le case produttrici dei seggiolini auto hanno immesso sul mercato i seggiolini con sensori che si possono collegare allo smartphone.


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