Il Pd tra ipotesi voto e rischio scissione

29 gen 2017

Le somme si tireranno nella direzione del 13 febbraio. Da qui a lì si dovrà capire se il Parlamento è in grado di fare una legge elettorale. Altrimenti, avanti con il voto. Da Rimini, dall’assemblea degli amministratori PD, dove Renzi sceglie di tornare sul palco dopo 40 giorni nell’ombra, la spinta è per le urne quanto prima. Renzi non ne parla, ma sono tutti gli altri che tratteggiano il quadro. D’Alema, che evoca la scissione, sembra non spaventare più di tanto. Il Ministro Delrio rilancia Renzi premier e avverte chi è tentato di costruire qualcosa di nuovo alla sinistra del PD: “Chi lavora contro l’unità del Partito democratico fa un cattivo servizio ai cittadini e al Paese. Continuare a minacciare scissioni non mi pare un buon modo per ricostruire una proposta del Partito democratico. Il candidato premier è il segretario del Partito, è Matteo Renzi. Io sono profondamente convinto che lui sia il candidato giusto anche per questa campagna elettorale e per guidare il Paese”. Ai bersaniani l’uscita di D’Alema non convince e la presenza di Speranza a Rimini induce Nico Stumpo a smentire accordi e tentativi di intesa con Renzi, su cui, invece, picchia Michele Emiliano, pronto, a sua volta, a correre da segretario. La scissione la farà lui se non convoca il congresso. Se per l’ex premier l’unica via per evitare il caos è un PD al 40 per cento, Matteo Orfini dice chiaro e tondo che quel risultato lo si è ottenuto proprio con un proporzionale puro, motivo per cui non bisogna avere paura del voto. “Dobbiamo prendere sul serio l’appello del Presidente della Repubblica e provare a cambiare la legge elettorale. Naturalmente, questo significa farlo sul serio e darsi dei tempi. Penso che, se c’è un accordo, si può farlo votando a giugno, entro giugno. Altrimenti, significa che qualcuno vuole usare la legge elettorale per allungare artificiosamente la vita della legislatura e per non cambiarla”. La strada sembra tracciata. Anche se tutti dicono no a listini impapocchiati, a fare la differenza sarà ancora una volta la battaglia sulle liste, da sempre il vero ago della bilancia.

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