Spie e dossier nei 70 anni di Repubblica

11 gen 2017

L’occhio nella piramide, come in una iconografia massonica da commedia all’italiana. Eye Pyramid è il nome del malware che i due fratelli Occhionero hanno usato per infettare computer e reti web dei potenti di mezza Italia. Due geni o due guitti dello spionaggio? Questo lo sapremo dalle indagini. Ma in quel romanzo d’appendice che è la storia della nostra Repubblica, l’intervento delle spie, dei dossier, dei faldoni segreti, dei ricatti è diventata una costante, soprattutto nei momenti di crisi o di transizione. Nell’Italia democristiana degli anni Cinquanta c’erano le soffiate ai giornali sulle abitudini extraconiugali del ministro o del capocorrente, messe in giro ad arte dai rivali politici. Vicende che avevano come proscenio aule di tribunale o redazioni di rotocalchi, come il caso Montesi. Nel centrosinistra di Moro e Nenni, anni Sessanta, c’erano il dossier del Sifar (questa era la sigla dei servizi segreti militari), le minacce di golpe, le cospirazioni, vere o presunte. Negli anni Settanta della strategia della tensione, c’era addirittura un dipartimento del Ministero degli Interni, l’Ufficio affari riservati. Era incaricato di raccogliere e conservare informazioni su personaggi della politica, della magistratura, della cultura, cartelline top secret zeppe di ritagli di giornali, di conversazioni, di notizie raccolte dopo un pedinamento o un appostamento, veline pronte a scivolare sulla scrivania giusta per ricattare, costringere, depistare. Negli anni di Tangentopoli, del crepuscolo della prima Repubblica e delle stragi di mafia, la voce telefonica e poi telematica della Falange armata ha funzionato come minaccia costante in grado di sfruttare le debolezze e le incrinature del sistema. In anni più vicini a noi, dossier e spiate di varia provenienza, hanno segnato passaggi delicati, dall’archivio segreto del Sismi in Via Nazionale alle vere o presunte strutture Delta, dalle calunnie appiccicose di Telekom Serbia, che aveva come obiettivo soprattutto Romano Prodi, alla macchina del fango del metodo Boffo. Il dossier, il malware, la minaccia velata o sguaiata: metodi sporchi che certi poteri amano usare e di cui amano vantarsi per giocare con le paure e le debolezze di una democrazia.

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