Addio Kirk Douglas, l'icona di Hollywood aveva 103 anni

06 feb 2020

Se la grandezza di un uomo si misurasse in ciò che ha lascia dietro di sé e ha costruito per gli altri, quella di Kirk Douglas sarebbe valutata a peso d'oro. Non una semplice eredità, ma un vero e proprio clan, il clan Douglas appunto, che ha dominato gli ultimi ottant'anni di Hollywood. Infatti dove non è arrivato Kirk è arrivato il figlio Michael, vincendo due premi Oscar, di cui uno come produttore del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di cui lo stesso Kirk aveva comprato anni prima i diritti con la sua casa di produzione. Muore il figlio dello straccivendolo, come aveva intitolato la sua autobiografia. Figlio di ebrei russi emigrati in America New York lo vede nascere nel dicembre del 1916 in estrema povertà. Una fortuna, questa, perché più giù di così non si poteva andare ha sempre ripetuto. Il fisico ce l’ha e lo mette subito in mostra. Fa tanto sport e diventa lottatore amatoriale, decide di fare il cameriere per pagarsi la scuola di recitazione. “Ho fatto fortuna interpretando ruoli da cattivo”, dirà in seguito e del resto oltre al fisico pare che anche il carattere scorbutico e ostico ce l'avesse già naturalmente in dotazione. Sette film con Burt Lancaster e tanta pubblicità creata ad arte li rende una coppia di amici, inossidabili. In realtà si detestavano a vicenda più o meno apertamente, meglio andrà con John Wayne. Dopo i primi successi con “L'asso nella manica” o “Brama di vivere” fonda anche la sua casa di produzione, così da scegliersi i film di cui essere protagonista come in “Spartacus”. Due mogli, quattro figli e parecchi nipoti dopo, Kirk sfiora la morte in un incidente in elicottero, dove sopravvive per miracolo. Simbolo per molti di un'epoca d'oro che non c'è più, in cui gli attori erano divi di classe, ruvidi e sofisticati allo stesso tempo, era tuttavia il primo a non idealizzare il passato dicendo: “L'unica cosa che posso dire dei tempi andati è che, appunto, non ci sono più”.

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