Berlinale 70, D'Innocenzo dedica l'Orso ai giovani talenti

01 mar 2020

Proviamo un senso di gratitudine verso il passato che non c'ha ucciso. Abbiamo scritto questo copione che avevano 19 anni ed era un momento della nostra vita in cui potevamo andare ovunque, potevamo finire in vie molto complicate, e la scrittura c'ha salvato, e oltre ad averci salvato ci ha portato questo riconoscimento quindi il fatto che sia un premio alla sceneggiatura è qualcosa di incredibilmente significativo. Lo vuoi dedicare, lo volete dedicare a qualcuno in particolare? Non dico decisamente a una persona, però, insomma, a una sensazione, un'emozione, un'atmosfera? Lo vogliamo dedicare ai giovani autori che cercano e che scalciano, che vogliono fasi ascoltare. Lo dedichiamo ai ragazzi che si stanno affacciando all'industria cinematografica italiana, che hanno qualcosa da raccontare e che ci ricordano tanto noi quando eravamo più piccolini, ancora più screanzati, ancora più disturbanti. Speriamo che sia un invito a non mollare nemmeno quando i rifiuti - possono diventare umilianti. - Qual è il messaggio dietro, davanti, dentro quello che avete messo in scena? Che c'è tutto un mondo invisibile che va scoperto con una grande curiosità e spesso le apparenze ingannano. Il film parla di persone insospettabili che vivono in un quartiere residenziale e che non sembrano a prima vista poter soffrire di chissà quali tragedie, ma anche un film che può sembrare duro e che invece nasconde un cuore estremamente caldo, estramamente tenero. La motivazione della giuria è stata appunto che oltre a riconoscere questa nuova leva di giovani autori, rivelava un grandissimo cuore. Ecco, questo cuore lo abbiamo nascosto nelle pagine della sceneggiatura e l'abbiamo nascosto nel film, ma è pulsante e va goduto a pieno da chi guarda il film.

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