Milano fashion week, la moda all'ombra del coronavirus

24 feb 2020

Con un giorno di anticipo chiude a Milano la settimana della moda. Una Fashion Week che non è rimasta immune al Coronavirus. Iniziata con l'inaugurazione “solidarietà” al popolo cinese è proseguita in crescendo, soprattutto dopo la notizia dei primi casi di contagio in Lombardia. Il Presidente della Camera della moda, Capasa ha lasciato liberi gli stilisti di scegliere come reagirà al problema sanitario e così se alcuni, come Giorgio Armani o Lavinia Biagiotti, con un grande gesto di responsabilità, hanno deciso di sfilare a porte chiuse, altri invece hanno presentato le proprie collezioni, come da programma, e con i posti completi. Tutti, però, hanno fatto i conti con l'emergenza dell'epidemia da Covip 19 e cosi tendenze, stili, forme e colori in questi giorni sono passati in secondo piano. Anche Mido, la più importante Fiera di settore degli occhiali a livello mondiale, con un business da 60.000 visitatori e oltre 1.300 aziende è stata annullata. Avrebbe dovuto aprire il 29 febbraio a Rho Fiera, ma verrà spostata a giugno. C'è chi sostiene che il coronavirus possa, in un certo senso, giovare al sistema moda, a patto che l'emergenza finisca in tempi brevi. Secondo Mario Boselli, Presidente onorario della Camera della moda, nonché Presidente dell'Istituto Italo Cinese, molte aziende potrebbero riportare la produzione entro i confini nazionali, abbandonando la delocalizzazione. Soltanto a partire da marzo, quando si conteranno i mancati ordini di questa tornata di sfilate, priva di buyer e influencer cinesi si potrà avere un'idea del danno economico causato dal virus. E in quel momento il compito sarà anche riportare la gente a fare shopping, facendo rinascere, come ha detto Giorgio Armani, la voglia di sentirsi belli ed eleganti.

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