Moda a Milano, le grandi firme in mostra

14 gen 2017

Sono 73, tra sfilate e presentazioni, le collezioni della prima settimana della moda, senza la sua grande signora Franca Sozzani. Una fashion week che ritrova in passerella maison come Antonio Marras, Moschino, Ermenegildo Zegna e un calendario che vede, accanto ai grandi nomi, una nuova generazione di designer grazie alla collaborazione tra la Camera della Moda e Giorgio Armani che, con il suo Emporio, ha deciso di lasciar parlare gli abiti, senza dare un nome, per la prima volta, alla collezione, classica per rimanere sempre fedele a se stesso, ma con scappatoie perché l’evoluzione va fatta a piccoli passi. Anche da Cucinelli l’eleganza sta al passo con i tempi. I pantaloni si accorciano senza mai essere troppo corti; la giacca, grazie all’invenzione del petto e mezzo, esalta la silhouette, mentre le forme sono più morbide proprio per andare incontro a quell’eleganza rilassata che non fa mai l’uomo impettito. “Tessuti sempre pregiati, perché i velluti sono quasi impalpabili. Sembrerebbero seta”. “Sì, i velluti per natura sono carini, però sono un po’ pesanti. Siamo riusciti a farli molto leggeri, e questo è molto importante”. “Anche qui si testimonia l’artigianalità, la capacità di lavorare dell’industria italiana”. “Credo che l’industria italiana abbia grandissime possibilità nel mondo e in moltissimi settori, perché abbiamo manualità, artigianalità, qualità, creatività. Certo, dobbiamo anche proporre un prodotto leggermente esclusivo”. Eccellenza italiana da Tod’s, che continua la sua ricerca su pellami pregiati, con il tessuto pash, leggero come una piuma, esempio di come si possa evolvere pur rimanendo legati alla tradizione. Risultato di una continua sperimentazione anche il montone trattato come un tessuto, cucito da fili di cotone, o la nuova suola in gomma di mocassini, tronchetti e stivaletti. “Credo che questa non sia l’unica, ma una delle industrie leader nel nostro Paese. Probabilmente, insieme alla cultura del cibo, quella che dà più notorietà al nostro Paese. È bene investire, ma soprattutto è bene preparare dei piani che possano aiutare le piccole imprese a crescere e, in alcuni casi, purtroppo, a non morire e, soprattutto, pensare come possiamo incentivare i giovani, che hanno idee in questo settore, a fare delle cose e a cominciare anche loro una vita di lavoro”.

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