Ninni Bruschetta, Il mio nome è Caino al Menotti di Milano

16 gen 2020

Assassino è l'uomo stolto, colui che è chiamato a uccidere per bisogno. "Il mio nome è Caino" è un testo di Claudio Fava in cui uno scrittore e anche uno politico, come lui, un giornalista, che è stato vittima diretta della mafia si mette dal punto di vista non del mafioso, ma dell'assassino e attraverso questa indagine riesce anche a raccontarci la grande storia della mafia. Noi vediamo i tre grandi momenti, cioè la mafia rurale, latifondista, dei vecchi capi che non si sporcavano le mani, che poi diventa, invece, la mafia dei killer dove gli assassini diventano i capi, e poi si arriva, invece, alla più terribile delle influenze mafiose, che è la collusione con le Istituzioni, che è, diciamo, quella più moderna. Tu hai raccontato, se ce lo vuoi dire, l'aneddoto di Dante Ferretti, che ti ha chiamato maestro. Ti ha molto colpito, se ci vuoi dire, raccontare. No, perché evidentemente anche lui è un fan di Boris. Mi venne incontro questo mostro del cinema chiamandomi "maestro" con il sorriso sulle labbra e subito dopo, siccome non lo conoscevo, non lo avevo mai visto in faccia, un assistente mi disse: "Guarda, quello è Dante Ferretti". Mi sono vergognato quasi, diciamo, però è stato bellissimo. Io voglio la roba tua, la roba tua a tanto ar chilo hai capito? La roba tua de na vorta. Voglio che apri tutto. Voglio che smarmelli.

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