A Napoli il futuro dello spazio made in Italy

07 dic 2019

Si tratta di un traguardo che nessuno stato membro sarebbe stato in grado di raggiungere da solo. Tutelare l'ambiente, i cambiamenti climatici, il controllo alle frontiere, occupazione, nuovi servizi ai cittadini, protezione civile, innovazione e competitività delle imprese e dell'industria. Questi sono solo alcuni degli ambiti che hanno tratto beneficio dalla politica spaziale europea. L'unione fa la forza nello spazio come sulla terra, dove per e con lo spazio ci si lavora. Le parole del primo comandante italiano della Iss, risuonano da 400 km d'altezza, nella sala dei Baroni del maschio Angioino di Napoli, dando il via agli stati generali dello spazio, targato Italia sotto l'egida del parlamento europeo, con la collaborazione di Asi, Esa e della commissione. Abbiamo bisogno di diventare leader nella lotta ai cambiamenti climatici e lo possiamo fare, abbiamo la tecnologia e know how, la ricerca, l'intelligenza, le imprese. L'Italia è reduce dall'ultima ministeriale dell'agenzia spaziale europea a Siviglia, dove ha messo sul tavolo oltre due miliardi di euro, diventando il terzo paese contributore dopo Germania e Francia. L'Europa unita dello spazio passa per il nostro paese, che oltre all'industria vanta una filiera fatta per l'80% di piccole e medie imprese. Noi oggi, come governo, pretendiamo e chiediamo dell'intera filiera industriale rigore e soprattutto che faccia sistema. Perché per affrontare le prossime sfide mondiali, globali nel settore spaziale, dobbiamo essere unica squadra che gioca all'unisono. Tra le sfide del futuro lo sviluppo dei nuovi lanciatori per il trasporto e l'osservazione della terra dallo spazio con i satelliti, settore dove l'Italia è seconda solo alla Germania.

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