Gomorra 5, i ricordi di Marco D'Amore - Ciro

Devo dire la verità: Gomorra ha un quoziente di spettacolarità elevato, no? Quindi ci si ricorda sempre di scene incredibili, però per me le scene più significative sono davvero le più piccole. Sono due piccoli dialoghi. Uno tra Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) e donna Imma (Maria Pia Calzone) seduti su un gradino fuori casa a raccontarsi come due piccoli adolescenti in un momento di crisi incredibile e a stare con le ginocchia al petto a parlarsi come forse facevano da ragazzini, come non hanno potuto fare per troppo tempo. "Mi stanno fottendo". "Chi?" E poi l'altra è una delle mie scene preferite, un dialogo con Genny nella seconda puntata della prima stagione, quando a distanza siamo costretti ad osservare il rito funebre per Attilio. "Stai male?" "Era come un padre per me". E lui mi chiede che tipo di padre fosse stato Attilio, io gli dico: "facile". Quello è un aggettivo che abbiamo trovato in quel momento: facile. Ci interrogavamo con Stefano: che tipo di padre può essere uno che è facile? E il personaggio di Genny guarda Ciro e gli dice: "per me tu sei stato un padre facile". In quel momento, secondo me, si sancisce il rapporto tra quei due personaggi e questa intimità incredibilmente umana, nonostante loro due siano destinati ad un futuro, invece, di tragedia, di lotta, di violenza. "Deborah". È una scena molto molto complessa sicuramente l'uccisione di Deborah. "Oh, ma tu hai capito tutto quello che ho fatto per arrivare fin qua? Non mi posso fermare proprio adesso". "Ti fermo io!". E, ovviamente, anche semplicemente per finta, ma perpetrare violenza su una donna mi inorridisce. "Ti devi calmare! Ti devi calmare! Ti vuoi calmare? Eh, ti vuoi calmare?" Fortunatamente c'era un grande rapporto con le attrici, si è parlato tanto, c'era un grande rispetto tra di noi. E quindi, fortunatamente, quel gioco che si stabilisce prima del ciak stempera un po' la tensione. "Calmati! Calmati!" E poi, inevitabilmente, da un punto di vista emotivo, il finale della terza stagione. Quando io e Salvatore Esposito, come in un film d'amore, come nel "Tempo delle mele", avevamo il nostro walkman con "Don't leave" - il finale di Gomorra - lo ascoltavamo guardando il mare e piangevamo.

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