Papa Francesco ad Assisi lancia la visione "green"

24 gen 2020

E' Papa Francesco, con la sua Enciclica “Laudato sii”, il primo ispiratore del Manifesto di Assisi, la visione di un mondo green che non sperperi ciò che abbiamo ricevuto e dobbiamo lasciare a chi verrà dopo di noi. Così è dalla città del Santo che il Manifesto lancia il suo messaggio al mondo, a cominciare, però, dall'Italia. I promotori sono personaggi importanti: Ermete Realacci ambientalista di lunga militanza, il presidente della Fondazione Symbola, insieme ai leader di Confindustria, Enel, Coldiretti, Novamont. Con loro il Custode del Sacro Convento di Assisi. La politica c'è. C'è il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, c'è il Presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Ma il percorso può essere fatto, ed in parte è già successo, anche indipendentemente dalla politica, che pure ha dato segnali importanti anche se contraddittori. “E' possibile che l'economia prenda direzioni differenti dalla politica e a prescindere dalla politica?” “Lo sta facendo in tutto il mondo e soprattutto negli Stati Uniti dove sono state chiuse centrali a carbone per un totale di 50 mila megawatt soltanto negli anni della Presidenza Trump. Posso dire che tra l'altro il Presidente Trump, che ho incontrato a Davos, era assolutamente contento del fatto che noi investiamo circa 1 miliardo di euro in energie rinnovabili nel suo Paese”. “Affrontare la crisi climatica non solo è necessario e va fatto con coraggio, ma è una straordinaria occasione per costruire un'economia che, proprio perché è più a misura d'uomo, è più in grado di essere competitiva”. Il Manifesto apre con le parole paradigmatiche “coraggio” e “futuro”. Subito dopo indispensabile è il concetto di partecipazione. La sfida di azzerare il contributo netto di emissione dei gas serra entro il 2050 si può vincere. Il nuovo atteggiamento dell'Europa spinge la speranza. L'Italia è in prima fila. E' prima nell'Unione per percentuale di rifiuti riciclati. “Noi, per esempio, pochi lo sanno, siamo leader europei nell'economia circolare. Recuperiamo il doppio delle materie prime della media europea. Molto più dei tedeschi, per capirci, con cui spesso ci confrontiamo. Questo perché siamo un Paese povero di materie prime e la nostra cultura nei secoli ci ha abituato a usare quella grande fonte di energia rinnovabile e non inquinante che è l'intelligenza umana”. “Oramai la tecnologia ha raggiunto una maturità e una competitività tale per cui quello che una volta doveva essere incentivato ora è più economico di quello che avevamo ereditato da tanti decenni di investimenti in energie fossili”. La partecipazione della Chiesa cattolica è significativa per risolvere un problema globale. Fondamentale la presenza dell'istituzione ecumenica per eccellenza. “Io penso che noi dobbiamo essere motivanti e convincenti. Il resto viene da sé”. Il Manifesto punta ad avere già nei prossimi giorni 2 mila firmatari. Tra loro nessun profeta di sventura.

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