Caso camici, Fontana: si vuole stravolgere realtà

27 lug 2020

Quando erano trascorsi già 18 giorni, io sapevo perché sapevano tutti, in quel momento vi era una drammatica emergenza ed era in corso una ricerca spasmodica di presidi di protezione individuale, ma ribadisco che nulla ho saputo dei rapporti negoziali a titolo oneroso fra Dama ad Aria fino al 12 maggio. Questo ho inteso esprimere quando ho affermato di essere completamente estraneo e ignaro della fornitura onerosa in questione. Le cose stanno così e rimarranno immutabili nel tempo, rispetto a chi vuole leggerle diversamente, stravolgendo la verità. Ho più volte ribadito che le critiche alle mia azione di governo e alle mie scelte politiche sono legittime, anzi doverose, purché tengano conto della verità. Solo in questo caso sono utili e costruttive. Non posso tollerare che si dubiti della mia integrità e di quella dei miei famigliari. Il mio coinvolgimento - se di coinvolgimento si può parlare - è quello qui illustrato, nulla di più, nulla di meno, se non il fatto conclusivo che Regione Lombardia non ha speso un euro per i 50 mila camici e questa vicenda è solo l'ultima tra i tanti temi su cui si è sviluppata e diffusa una certa narrazione pubblica che vorrei riprendere rapidamente per ribadire la mia posizione, ma soprattutto la verità dei fatti. Sin dall'inizio dell'emergenza si è detto che la Lombardia era la Regione al mondo con la maggior diffusione del virus e certamente una rilettura retrospettiva di certi dati sanitari ci ha fatto scoprire che, fin da gennaio, erano probabilmente attivi.

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