Come controllare ponti e infrastrutture con i sensori

07 dic 2019

Siamo sotto il viadotto Cesi, vicino al comune di San Gemini di una strada statale e questo armadio contiene tutto quello che è necessario per poter controllare quello che succede al viadotto e alle sue pile. Basta insomma un armadio tecnologico come questo per controllare in tempo reale l'impatto di qualsiasi fenomeno che possa far cambiare il comportamento di questo ponte. Sistemi intelligenti e hi-tech in grado, per esempio di pesare i tir in corsa o misurare le conseguenze di una scossa di terremoto. Noi con questi strumenti possiamo anche avere le informazioni in tempo reale e quindi anche eventualmente bloccare il traffico su un'opera, qualora dovessimo renderci conto che potrebbe aver subito dei danni importanti. Sembrano elettrodi sul corpo umano, sensori piazzati in vari punti in grado di registrare un segnale e trasmetterlo a un decoder che li memorizza e li invia ai computer della protezione civile nazionale. Un po' come quello che succede per un corpo umano. Il medico non basta che ci guardi, ha bisogno di farci fare delle analisi che poi vanno analizzate, vanno studiate per avere una giusta diagnosi e quindi dovrà indovinare la giusta terapia. Eppure questo tipo di monitoraggio fatto grazie al progetto Osservatorio Sismico della protezione civile nazionale è presente solo su sette viadotti e meno 200 edifici in tutta Italia. L'auspicio è proprio questo: quello di cambiare mentalità. Le opere vanno progettate bene, vanno costruite bene, va fatta la corretta manutenzione, ma va fatto anche un adeguato monitoraggio proprio per poter intervenire quando il danno è ancora molto limitato. Quanti eventi negativi avete scongiurato grazie ad una tecnologia di questo tipo. Purtroppo questo non si può dire. Quando si fa prevenzione, il risultato in realtà non si vede perché il disastro non avviene, invece, quando poi il disastro avviene allora si capisce che non si è fatto prevenzione. Altra struttura, altro sistema. L'ingegner Paolo Clemente, dell'istituto di ricerca Enea ci porta a Foligno per farci conoscere un progetto davvero innovativo di isolamento sismico, al centro regionale di protezione civile. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile. Oggi invece siamo in grado di proteggere totalmente un edificio a fronte terremoto grazie all'isolamento sismico. Qui si vedono degli isolatori nascosti dai cartelli metallici che proteggono quest'edificio strategico. La vera novità è che un sistema come questo può essere adottato anche su costruzioni storiche, quindi già esistenti. Ecco come. Intervenendo al di sotto delle fondazioni con un sistema di tubi e quindi di inserirsi rilevatori fra le parti superiori e inferiori dei tubi, isolando in maniera sicura l'edificio senza toccarlo nemmeno. Eppure, sebbene sia validissimo e testato non esiste neppure un caso nel nostro paese in cui il sistema di isolamento sismico fatto nelle fondamenta di strutture già esistenti, sia stato applicato. Purtroppo ancora nessuna. Abbiamo presentato questa possibilità in varie situazioni, ma per ora è sempre stata preferita la tecnologia tradizionale. Cioè tradizionale? Cioè intervenire sull'edificio rinforzando la struttura stessa, anziché pensare di isolarla sismicamente.

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