Corte Ue diritti umani: Sì a telecamere nascoste sul lavoro

17 ott 2019

Schiere di individui tenuti sotto il costante controllo delle autorità. George Orwell immaginava così la società di Oceania, dove il grande fratello osservava tutto e tutti, in qualsiasi momento. Nella richiesta rivolta alla Corte di Strasburgo da parte di cinque cassieri di una catena di supermercati spagnoli il sospetto era proprio questo. La vicenda risale al 2009, quando un manager si accorse che in pochi mesi aveva perso più di 80000 euro. Fece installare delle telecamere visibili alle uscite del supermercato e alcune nascoste puntate sulle casse. Colti in flagrante, scattarono i licenziamenti per i cinque che fecero causa dicendo che quegli occhi elettronici avevano violato la loro privacy. Ma oggi la Corte ha ribadito il giudizio in primo grado della magistratura spagnola, che aveva già escluso questa possibilità. Nessuna violazione dunque, poiché esisteva un legittimo sospetto di comportamenti scorretti. Una sentenza destinata a fare da giurisprudenza in una materia così delicata, anche se in Italia, teoricamente, un datore di lavoro non ha facoltà di decidere arbitrariamente. La Cassazione, ad aprile 2017, ha stabilito che l'unica condizione è che si debba stringere un accordo preventivo con i sindacati o avere l'autorizzazione della direzione territoriale del lavoro.

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