Il medico che il 18 marzo ha ricevuto l'estrema unzione

18 mar 2021

Ho avuto la netta consapevolezza che avrei potuto essere su qualcuno di quei camion che trasferiva le salme fuori da Bergamo per la cremazione. Ho avuto la piena consapevolezza e la terribile sensazione di non essere mai stato così vicino alla morte come in quei momenti lì. Dopo un lungo percorso in terapia intensiva, quindi in cui sono stato intubato, successivamente trachoestomizzato, quindi molto assistito dal punto di vista ventilatorio, io mi sono reso conto che l'aria che entrava nei polmoni oggi era più utile di quella entrava ieri, quindi che ogni giorno c'era questo questo lieve miglioramento. In questo senso essere medico mi ha aiutato a capire che stavo... mentre prima mi aveva aiutato a capire che stava morendo adesso mi aveva aiutato a capire che invece ce la stavo facendo. Mi capita di mostrarla ai miei pazienti, soprattutto a quelli più gravi che sono in terapia intensiva, che sono nelle stesse condizioni in cui ero io quindi che hanno una tracheostomia per vari motivi, proprio per dargli coraggio di cui parla oggi, per dagli una una sferzata di energia, per elettrizzarli un po', per dirgli: "guarda ero così, questa è la cicatrice che avrai anche tu, ma starai in piedi, tornerai a parlare, perché non si può parlare con una tracheostomia, tornerai a a mangiare perché chiaramente è una cosa che ancora non si può fare.

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