La scuola e il primo Dpcm dell'era Draghi

02 mar 2021

E' sulla scuola che ancora una volta si gioca la partita più difficile ed è sulla scuola che si continua a lavorare per trovare la quadra del prossimo DPCM, se tutti concordano sulle chiusure in zona rossa e nelle aree con 250 casi ogni 100000 abitanti, è invece la fascia arancione a far riaffiorare le tensioni fra l'ala più rigorista e quella più possibilista dell'esecutivo, da una parte il ministro della salute, Speranza, pronto a chiedere ulteriori sacrifici per fermare la terza ondata, dall'altra chi, come lo stesso ministro dell'istruzione, Bianchi, sottolinea se vogliamo chiudere le scuole, allora dobbiamo chiudere anche i centri commerciali. Non è pensabile tenere i ragazzi a casa e poi vederli assembrati fuori, posizione che ha fatto slittare la cabina di regia che nelle intenzioni del Governo già ieri avrebbe dovuto licenziare il primo DPCM dell'era Draghi, tutto questo mentre il CTS torna nuovamente a esprimere preoccupazione sulle varianti e sull'andamento dell'epidemia, tutto questo mentre il Presidente dell'associazione nazionale presidi, Giannelli, chiede di accelerare sulle vaccinazioni arrivate a quota 150000, a fronte di oltre un milione di addetti ai lavori tra insegnanti e personale ATA. Troppo pochi, e questo è un altro problema.

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