Prato, preghiera di fine Ramadan nel cortile di una chiesa

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2 giorni fa

Una delegazione della comunità bengalese, dopo la preghiera di fine Ramadan, corre a ringraziare in piazza Duomo il vescovo e a prendere con lui un caffè. "Forse tanti problemi nel mondo nascono dal fatto che non ci capiamo bene ancora, vero? Ecco". Ma ci sono gesti che si spiegano da soli come quello della diocesi di Prato che ha accolto la richiesta della comunità musulmana in cerca di un luogo capiente in città dove ospitare l'Eid al-Fitr, la preghiera che è una festa letteralmente della rottura del digiuno, ma anche un promemoria di compassione e gratitudine. "Ringraziamo ancora da parte del comunità bengalese a tutti quanti che hanno dato questa possibilità"." Idd Movara". Circa 500 persone con i loro vestiti colorati si sono radunate nel cortile interno della Basilica di San Domenico, senza occupare nè la chiesa né altri spazi della parrocchia adibiti al culto cattolico. La città di Prato è per necessità multiculturale. Un quarto dei residenti sono stranieri, tra sfruttamento ed emarginazione integrarsi non è esercizio sempre facile. Ma questo è un giorno anche di speranza. "La comunità bengalese a Prato esiste da trent'anni, ce ne sono altre comunità, comunità marocchine, comunità pakistane, comunità cinesi. Questi anni ci siamo un po' nascosti. Il Comune di Prato prima non aveva un mediatore bengalese, ora c'è un mediatore bengalese, anche in ospedale". Si può scegliere di coltivare dei rapporti, di ripetere, come è stato detto questa esperienza, di tenere insieme diverse celebrazioni di fede. "Noi abbiamo due possibilità, o continuare con le pulizie etniche e religiose, come abbiamo fatto nel passato, e come in qualche parte del mondo continuiamo a fare, dove si crede che la soluzione dei problemi sia eliminare, quello che ci siamo fatti come nemico. Oppure quello di capire che questa terra ci è data a tutti, perché tutti noi l'abitiamo nella giustizia, nella verità, nell'amore e nella pace".