Omicidio e disastro colposo, oltre ovviamente al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sono i reati ipotizzati dalla Procura di Crotone per i presunti scafisti, tre finora, formalmente fermati dalle forze dell'ordine dopo il naufragio sulla costa crotonese antistante, la spiaggia di Steccato di Cutro. Il primo scafista di nazionalità turca era stato fermato poco ore dopo il naufragio, i tre, erano stati visti scappare da testimoni appena dopo aver toccato terra, all'alba del giorno della tragedia. Mentre sulla spiaggia i primi soccorritori cercavano di salvare il salvabile. "Al primo impatto mi è uscita una bambina di sei anni, sette anni circa e sono subito andato a prenderla, se non la tenevi d'occhio, il mare era grosso, la corrente c'era, la bambina la ruotava, la girava nelle onde". Uno degli scafisti si trova a piantonato, all'ospedale San Giovanni di Dio a Crotone, dove si trovano ancora alcuni dei 79 sopravvissuti, feriti durante il naufragio. I superstiti sono ufficialmente 79, perché uno di loro non ce l'ha fatta. È stata anche la giornata della ricerca dei dispersi, il cui numero è tutt'ora imprecisato, per la difficoltà oggettiva di avere informazioni certe sul numero complessivo di persone imbarcate a Smirne sulla carretta del mare. Sono state proprio le motovedette della Guardia di Finanza a individuare tre dei quattro corpi recuperati . Monsignor Francesco Savino, vescovo di Cassano all'Jonio, ha voluto esserci a Crotone, alla camera ardente delle vittime davanti a queste bare ha detto: "mi permetto di dire che l'umanità è sconfitta, anche la ragione è sconfitta".























