Per i nuovi ristori bisogna aspettare il prossimo governo

08 feb 2021

Sarà il prossimo Governo, qualunque esso sia, a doversi occupare dei nuovi aiuti a famiglie, imprese e lavoratori. Il decreto ristori 5 atteso già a gennaio con la crisi politica non ha visto finora la luce e non la vedrà ancora per un po'. Tecnicamente Palazzo Chigi avrebbe potuto vararlo, è un atto urgente, ma è rimasto in un cassetto e non si sa quando sarà partorito. Il risultato è che coloro che speravano in nuovi indennizzi per le perdite dovute alle restrizioni anti contagio, come commercianti e chi ha un'attività nel turismo, continuano ad aspettare. Il nuovo esecutivo probabilmente riprenderà in mano le bozze esistenti, ma molti punti sono rimasti incerti e su altri aspetti si potrebbe cambiare strada. Un dato di partenza comunque c'è. A disposizione ci sono 32 miliardi extra deficit, cioè soldi da chiedere in prestito ai mercati. Quanti di questi denari saranno utilizzati per il quinto decreto Ristori, però, non lo sappiamo. Una parte consistente dovrebbe essere destinata ai sussidi per imprese e lavoratori autonomi. L'idea era di allargare la platea dei beneficiari, mettendo dei paletti per non spendere troppi soldi e adottando una nuova formula per i rimborsi solo per i più danneggiati in base al calo del fatturato subito in tutto il 2020. All'unione europea, inoltre, Roma aveva spiegato che questi aiuti si sarebbero realizzati soprattutto con sconti su tasse da pagare cioè crediti d'imposta. Altro capitolo è quello del lavoro, si dovrebbe andare verso una nuova proroga della cassa integrazione pagata interamente dallo stato. Per quanto tempo non è chiaro, nemmeno chi potrà usufruirne. Si era parlato di allungarla in modo generalizzato in una prima fase, per poi riservarla ai settori più in difficoltà. Ancora incertezza per il blocco dei licenziamenti, che scade a fine marzo. C'è poi il capitolo delle cartelle esattoriali, 50 milioni di avvisi di pagamento per vecchi debiti col fisco congelati già due volte. Restano a bagnomaria sino al 28 febbraio. Prima di quella data si dovrà trovare una soluzione e anche questa scelta toccherà al nuovo Governo.

pubblicità
pubblicità