Gerusalemme, Netanyahu: attentatore simpatizzava con Isis

08 gen 2017

Questo attacco con il camion dimostra come ogni tentativo di fermare la resistenza fallirà. L’esultanza per l’attentato che trascina di nuovo Gerusalemme nell’incubo del terrorismo arriva direttamente dalle brigate Al Qassam, braccio armato di Hamas. La dinamica dell’attacco è sembrata chiara fin dalle prime ricostruzioni: un uomo alla guida di un camion è piombato sui militari israeliani ad una fermata dell’autobus, falciandone diversi e reinvestendoli successivamente a marcia indietro; una strage che ha fatto subito tornare il pensiero all’attentato di Berlino. Lo stesso premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato che secondo tutti gli elementi raccolti finora l’autore dell’attentato è un sostenitore dello Stato islamico, sottolineando come ci sia un filo comune di attentati e che certamente può esserci un legame con quanto accaduto prima in Francia, poi in Germania e adesso a Gerusalemme. “Noi combattiamo contro questo male e avremo il sopravvento” ha aggiunto Netanyahu. L’uomo alla guida del camion si chiamava  Fadi al-Kanabir, residente a Jabel Mukaber, quartiere di Gerusalemme Est che confina con il luogo dove è avvenuto l’attacco. Lo rendono noto fonti palestinesi, specificando anche che l’uomo aveva precedenti penali ed aveva trascorso un periodo in carcere. Ad aprire il fuoco contro di lui, che è stato così fermato ed ucciso, sono stati due militari, ma anche alcuni civili armati che si trovavano sul posto. Le forze di sicurezza israeliane hanno condotto un raid nella sua casa subito dopo l’attacco, mentre i soldati, centrati dal camion, inquadrati in unità combattenti, partecipavano ad un corso di aggiornamento culturale. Un attacco messo comunque a segno a pochi giorni di distanza dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che, con la storica astensione degli Stati Uniti, ha condannato gli insediamenti ebraici in Cisgiordania; risoluzione aspramente criticata dal Governo israeliano, con Netanyahu fermo nel dichiarare che il suo Governo semplicemente non rispetterà quanto deciso in sede ONU.

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