Usa, ottimismo per vaccino Johnson&Johnson

30 gen 2021

Per il presidente degli Stati Uniti è incoraggiante. Secondo l'infettivologo più famoso al mondo può addirittura essere determinante nello sconfiggere la pandemia. È il vaccino per il quale la settimana prossima chiederà l'autorizzazione all'impiego Johnson e Johnson multinazionale nata alla fine dell'Ottocento nel New Jersey, che vende in tutto il mondo dallo shampoo per bambini alle apparecchiature mediche. Sulla carta i suoi risultati sono meno entusiasmanti di quelli dei prodotti delle aziende Pfizer e Moderna. È infatti efficace al 66% nel prevenire forme di covid moderate e all'85% quelli gravi, mentre blocca la nuova e temuta variante sudafricana nel 57% dei casi, garantendo comunque l'azzeramento del rischio di morte. Ma a differenza dei concorrenti, ha un sacco di altri vantaggi. È chiaramente un valore aggiunto sia negli Stati Uniti che nelle Nazioni in via di sviluppo per le seguenti ragioni. È un vaccino da un'unica dose e non da due dosi, è relativamente economico, non ha bisogno di una catena del freddo particolare perché come sapete, meno 90 non è la temperatura di un normale freezer. Questo invece ha bisogno soltanto di un frigorifero. Sviluppato con un finanziamento da 456 milioni dell'amministrazione Trump, per un altro miliardo il governo americano ne ha acquistato 100 milioni di dosi da consegnare entro giugno. Per l'inizio dell'estate quindi la popolazione a rischio potrebbe essere completamente vaccinata, aggirando le difficoltà di produzione, conservazione e somministrazione dei vaccini più performanti. Finora negli Stati Uniti sono state usate solo 26 delle 48 milioni di dosi consegnate. Ma nonostante le preoccupazioni per le varianti del virus più facilmente trasmissibili, i casi stanno diminuendo. A New York il sindaco de Blasio vuole vaccinare 5 degli 8 milioni di abitanti entro inizio estate, per riportare gli impiegati negli uffici dei grattacieli a maggio, saltando le casse del comune e gli studenti in classe a settembre. E visto che il tasso di positività a gennaio è calato da 7,1 al 4,6%, il governatore dello Stato, Andrew Cuomo, accusato di aver sottostimato del 50% il numero dei decessi nelle case di riposo, ha deciso che dal giorno di San Valentino i ristoranti potranno nuovamente ospitare i clienti all'interno, seppure con capienza ridotta a un quarto. Un piccolo segnale di normalità e fiducia in una metropoli semideserta e sfiancata.

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