Migranti, si riparte con ius soli e ius culturae

18 nov 2019

“Ius soli”, “ius sanguinis” e “ius culturae”, tre espressioni latine che declinano in modi diversi l'acquisizione della cittadinanza per i bambini stranieri, che i paesi del mondo scelgono per integrare nelle proprie comunità nazionali i figli di genitori stranieri e che sono lo specchio di filosofie differenti nell'accoglienza dei migranti. Proviamo a mettere un po' d'ordine in questo vocabolario dell'integrazione. In Italia attualmente è in vigore lo “ius sanguinis” (diritto di sangue) che risale ad una legge del 1992: un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano; un bimbo nato invece da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia legalmente e ininterrottamente. Da tempo questa legge è considerata insufficiente, esclude per anni i bambini dalla cittadinanza e lega la loro sorte a quella dei genitori. Lo “ius soli” puro (diritto di suolo) prevede l'automatismo nel concedere la cittadinanza ai bambini nati sul territorio di uno Stato. E' un pilastro della civiltà americana. Nessun Paese dell'Unione europea adotta lo “ius soli” puro. C'è poi lo “ius soli” temperato: un bambino nato in Italia diventa automaticamente italiano se uno dei due genitori si trova legalmente nel nostro Paese da almeno cinque anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall'Unione europea deve aderire ad altri tre parametri: deve avere un reddito non inferiore all'importo annuo dell'assegno sociale, deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità e deve superare un test di conoscenza della lingua italiana. L'altra strada per ottenere la cittadinanza è quello dello “ius culturae” (diritto legato all'istruzione): potranno chiedere la cittadinanza i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole per almeno 5 anni. Il disegno di legge Boldrini incardinato alla Commissione Affari costituzionali riprende il testo di legge approvato solo alla Camera nella scorsa legislatura e prevede sia lo “ius soli “ che lo “ius culturae”.

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