Decreto famiglia, Tria: coperture non individuate

21 mag 2019

Sfuma l'obiettivo di varare prima del voto europeo il decreto per aiutare le famiglie con bimbi piccoli, e incentivare le nuove nascite. Il provvedimento voluto dai 5 Stelle si incaglia non per dissidi con la Lega, che aveva presentato misure alternative, alimentando lo scontro all'interno del Governo, ma perché i denari per finanziarlo non ci sono. Lo dice chiaramente il Ministro del Tesoro Giovanni tria, quando parla di coperture al momento non individuate. Il numero uno di via XX Settembre conferma quanto rilevato qualche giorno fa dalla Ragioneria dello Stato di cui condivide anche le motivazioni. Solo a fine anno si capirà davvero se il reddito di cittadinanza, costerà meno del previsto e di conseguenza, solo allora si avrà la certezza sull'esistenza di quel miliardo di euro, invocato da Luigi di Maio, per aiutare il ceto medio che ha difficoltà ad andare avanti con i figli. Tutto rinviato dunque, nella migliore delle ipotesi, perché nel menù della politica economica le misure in gioco sono molte. A partire dalla manovra per l'anno prossimo col suo carico da oltre 23 miliardi necessari per evitare l'aumento dell'IVA. Su questo punto, Tria ribadisce come si stia lavorando per impedire il rialzo dell'imposta sui consumi, pur ricordando di essere dell'idea che sarebbe meglio pagare più IVA e meno tasse sui redditi, cioè IRPEF. Il Ministro non metto un muro davanti alla flat tax, voluta dalla Lega, ma aggiunge che per realizzarla bisognerebbe tagliare un po' di spesa e comunque bisogna vedere come sarà disegnata. In pratica, servirebbe una riforma complessiva del fisco e a questo proposito, Tria chiama in ballo gli 80 euro varati dal Governo Renzi, 5 anni fa, alla vigilia delle scorse elezioni europee. Per il Ministro dell'Economia il bonus fiscale è un provvedimento tecnicamente sbagliato che andrebbe riassorbito nell'ambito di un futuro riordino fiscale ma senza penalizzare nessuno. Gli 80 euro costano alle casse statali circa 10 miliardi l'anno. Cancellare questa misura avrebbe un prezzo politico molto salato. 11 milioni di lavoratori con redditi medio bassi, si ritroverebbero con meno quattrini in tasca.

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