Era febbraio del 1998, quando Laura Biagiotti portò per la prima volta la sua moda al Piccolo di Milano. Un incontro, quello tra il maestro Giorgio Strehler e la stilista romana che Lavinia Biagiotti celebra oggi con un evento che omaggia moda, teatro e danza. Venticinque anni al Piccolo, tre anni di pausa dovuti al Covid, che cosa è cambiato in questo periodo per la moda? "Nuovi mondi, nuovi universi, forse nuove donne e nuovi spazi sono quelli che indago con la nostra collezione in questo momento. Spazi interiori, spazi mentali, spazi fisici da conquistare, per esempio, con una spalla un po' più ampia del blazer; spazi di confort con il cashmere, la maglieria che ci avvolge, spazi di bellezza che ritroviamo per noi stesse. La lettura di un libro, l'incontro con un'amica, l'abito giusto ci può suggerire anche questo. Ritrovare il gesto, oltre il messaggio, il piacere di vestirci per noi stesse". Una moda dove il passato incontra il futuro e dove il beige, il colore naturale del cashmere, si scopre essere il colore dell'universo. Una moda inclusiva ed alleata, una moda universale perché attraversa le generazioni, le fisicità, i modi di essere. C'è sempre questo foglio bianco? "Il foglio bianco è il vero confronto della mia vita, me l'ha insegnato mia madre Laura ogni giorno, mettermi davanti un foglio sul quale non c'è scritto nulla e che ci permette però di ricominciare, di ricominciare da noi stessi e di farlo con un approccio sostenibile, responsabile, gioioso e curioso soprattutto, non solo nei confronti del lavoro, ma della nostra vita".























