Romeo e Giulietta, tragedia antica, ma nel film più noto di Franco Zeffirelli i due innamorati sembravano attuali come i loro coetanei del 1968, l'anno dell'uscita in sala. Zeffirelli, per i suoi lavori sontuosi in teatro cinema e TV, fu a lungo accusato da critici e giovani colleghi registi di vuoto formalismo, ma il grande spettacolo di Zeffirelli aveva una presa salda sul pubblico e un profondo nesso con la realtà e oggi, a 100 anni dalla nascita, il regista e scenografo viene ricordato con tutti gli onori. Nella sua Firenze, che già si era inchinata per i funerali nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, nel 2019, viene intitolato a lui un prestigioso Belvedere con passaggio delle Frecce Tricolori; a La Scala di Milano una fastosa mostra, celebra le sue regie liriche; a Verona, dove le opere diventavano più spettacolari che mai nei suoi allestimenti in Arena, il filarmonico mette in scena la sua Aida. La Fondazione Zeffirelli, sempre a Firenze, espone stabilmente documenti, foto, bozzetti che formano un patrimonio culturale vastissimo, proprio come l'attività di Zeffirelli, allievo di Luchino Visconti. "Qual è l'insegnamento più importante che le ha dato Visconti?". "L'avere le idee chiare e avere la forza per imporle". "C'è riuscito lei, Maestro? Secondo lei?". "Io penso di sì". Nella memoria del grande pubblico, rimangono la forza e la poesia dei personaggi che portò sullo schermo, come Gesù di Nazareth. E Francesco d'Assisi.























