Expo e 'ndrangheta, nel mirino padiglioni di Cina ed Ecuador

Expo e ’ndrangheta, ancora una volta. Ora, però, ad essere sotto la lente di ingrandimento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sarebbero i padiglioni di Cina ed Ecuador. Stando alle indagini, un’organizzazione criminale organizzata, con base in Calabria ma attiva su tutto il territorio nazionale, controllava diverse attività economiche fittiziamente intestate a persone compiacenti, riuscendo ad aggiudicarsi appalti e subappalti per la realizzazione di importanti opere. Fra quelle individuate dai militari della Guardia di finanza ci sarebbero anche gli appalti per la realizzazione di alcuni padiglioni di Expo, parte delle opere di urbanizzazione di base dell’Esposizione universale e alcune infrastrutture ad essa connesse, ma anche subappalti per la Società Ferrovie del Nord e per un ipermercato ad Arese. Insomma, affiliati alle cosche calabresi che mettevano le mani sui business milionari al nord, ma non solo, anche su quelli all’estero, almeno stando all’ipotesi di chi indaga, che ritiene che ci siano state irregolarità anche durante i lavori per la realizzazione di un complesso turistico sportivo in Romania e un immobile in Marocco. Le accuse a vario titolo sono quelle di associazione di tipo mafioso, riciclaggio, estorsione, ma anche induzione alla prostituzione e detenzione illecita di armi da fuoco, con l’aggravante del metodo mafioso.


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