Morte ultrà, Procura: omicidio aggravato da metodo mafioso

Continuano ad arrivare silenziose le persone che portano fiori, striscioni o un semplice saluto sulla panchina dove è stato freddato Fabrizio Piscitelli. Ucciso da un killer che sapeva perfettamente come agire, che non ha esitato a sparare a distanza ravvicinata a quello che era conosciuto come “Diabolik”, cinquantatreenne ex capo ultras della Lazio, estremista di destra, con trascorsi giudiziari legati alla droga. Chi gli ha sparato ha dunque agito da professionista, vestito da runner e con il volto semicoperto si è avvicinato a Piscitelli alle spalle, uccidendolo con un solo preciso colpo alla testa, all'altezza dell'orecchio sinistro. Il killer ha usato un'arma piccola, che poteva nascondere per commettere questa esecuzione consumata nel Parco degli Acquedotti, alla periferia della capitale, dove tanti romani presenti hanno scambiato lo sparo per l'esplosione di un petardo. Piscitelli, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato attirato in una trappola, si è accasciato mentre l'omicida fuggiva a piedi. Potrebbero essere proprio le telecamere di sicurezza, posizionate negli stabili intorno a quello che è il Parco degli Acquedotti, ad incastrare dunque il killer di Fabrizio Piscitelli, un killer che ha agito con premeditazione e che ha agito soprattutto in mezzo a famiglie e a tante altre persone. C'erano infatti famiglie con bambini, persone che si allenavano, altre che cercavano un po' di sollievo dalla calura estiva, mentre nel parco a pochi passi da loro si consumava il delitto. Una zona tranquilla questa, ci dice una tifosa della Lazio che abita a poca distanza e che è venuta a curiosare anche per semplice pietà umana. “Mi sembra giusto così, lo avrei fatto per chiunque”. Sull'omicidio indaga la squadra mobile di Roma, mentre la Procura procede per omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso. Gli inquirenti hanno infatti pochi dubbi, si tratta di un regolamento di conti proprio della malavita, che non riguarda il mondo del calcio ma che potrebbe riguardare quello del traffico di stupefacenti. Nel 2013 Piscitelli finì infatti in carcere per narcotraffico in un gruppo risultato legato alla camorra di Michele Senese.


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