Allerta sicurezza, Gabrielli: anche l'Italia pagherà prezzo

08 gen 2017

Un rischio che esiste ma che non deve toglierci la nostra libertà, un rischio che parlando informalmente con gli appartenenti alle forze dell’ordine, sembra ora più tangibile dopo l’uccisione del terrorista di Berlino, Anis Amri, avvenuta a Sesto San Giovanni grazie all’intervento di due agenti di polizia, con le polemiche per la loro pubblica esposizione e con la conseguente preoccupazione per la loro incolumità, che continuano a circolare anche tra i loro colleghi. Ed è dunque nuovamente il Capo della Polizia, Franco Gabrielli, ad intervenire su argomenti quanto mai sensibili, sicurezza e terrorismo, che restano prioritari nell’agenda del Governo come in quella degli addetti ai lavori, con parole che lui stesso definisce crude, perché raccontano una situazione alla quale l’Italia ha dimostrato di saper efficacemente rispondere, ma alla quale probabilmente dovrà pagare un prezzo che Gabrielli spera sarà quanto più contenuto possibile. Il Prefetto, parlando con la stampa nazionale, aggiunge quindi che noi dentro questa minaccia ci siamo e che le indagini spesso successive ai rimpatri hanno dimostrato come buona parte delle persone fermate nel nostro Paese, perché considerate vicine all’Isis, stesse realmente per compiere attentati. Il fatto che non siamo stati toccati dall’estremismo islamico sarebbe dunque diretta conseguenza del lavoro di prevenzione e delle espulsioni immediate dei sospetti terroristi, affermazioni che introducono la questione dei CIE (Centri di identificazione ed espulsione), al centro di numerose critiche perché considerati dalle associazioni umanitarie degradanti e lesivi dei diritti dei migranti. Gabrielli ne chiede l’apertura in ogni regione, ed il Governo, sottolineando comunque come non si debbano mai fare equazioni improprie tra immigrazione e terrorismo, incassa l’apprezzamento per il pacchetto di misure cui sta dando forma, per affrontare proprio il nodo dell’immigrazione. Un tema del quale il Ministro dell’Interno, Marco Minniti, e il Commissario europeo Avramopoulos, discuteranno di persona la prossima settimana. Per raddoppiare le espulsioni degli irregolari dalle attuali 5.000 alle 10.000 unità, servono comunque accordi con gli Stati di provenienza o di transito. Per questo nei prossimi giorni Minniti volerà a Tripoli, anche perché un accordo sul rimpatrio con la Libia, dalla quale è passato l’82 per cento dei migranti arrivati in Italia nel 2016, è fondamentale, anche se al momento, considerando la situazione nel Paese nordafricano, appare quasi impossibile o almeno inapplicabile.

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