Coronavirus, il governo Draghi vara il nuovo Dpcm

02 mar 2021

Primo DPCM che porta la firma di Mario Draghi, ma non è molto diverso da quelli che hanno scandito la lotta al covid messi a punto da Giuseppe Conte. La filosofia che si respira è sempre la stessa, la tutela della salute con l'Italia divisa in zone a rischio per contenere la circolazione del virus che torna a far paura anche per colpa delle varianti che imperversano in Italia, soprattutto quella inglese. Non ci può essere nessuna concessione al lassismo, le misure restrittive entreranno in vigore il 6 marzo e scadranno il 6 aprile, subito dopo la Pasqua che quindi non sarà un'occasione per spostarsi liberamente, in modo da scoraggiare cene, pranzi e feste con parenti e amici. Fino al 6 aprile le regioni resteranno blindate, gli spostamenti saranno autorizzati solo per comprovate esigenze lavorative, di salute o per raggiungere la propria residenza o domicilio. Resta in vigore il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino. Spinosa la questione scuola che nelle ultime settimane in alcuni istituti ha registrato dei focolai con la variante inglese che colpisce i più giovani. Le scuole verranno chiuse in zona rossa con didattica a distanza, e c'è la possibilità nelle altre regioni di chiudere se si superano i 250 casi settimanali ogni centomila abitanti, nel caso di eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. Un primo passo per un ritorno alla normalità per la cultura che dal 27 marzo riapre parzialmente i battenti. Da quella data per chi vive in zona gialla riapriranno cinema e teatri, con capienza massima al 25%. Anche i musei in zona gialla saranno accessibili dal lunedì al venerdì e aperti nel weekend su prenotazione online. Bar e ristoranti non riapriranno la sera e in zona gialla, potranno restare aperti dalle 5 alle 18 e dopo potranno fare asporto, nelle zone arancioni, rosse è sospesa la ristorazione tranne l'asporto fino alle 22. La serrata per le palestre, le piscine, resta in vigore così come per gli impianti sciistici che avevano acceso il primo scontro politico nel governo Draghi. Nelle zone rosse stop alla cura dei capelli e della persona. Serrande abbassate per barbieri, parrucchieri e centri estetici.

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