Liliana Segre, deportata a tredici anni e sopravvissuta ad Auschwitz, ha fatto della memoria un impegno. E oggi, Giorno della Memoria, a ottant'anni dalla liberazione del campo da parte dei soldati dell'Armata Rossa, è a Roma per deporre una corona sotto la lapide che ricorda le oltre mille vittime del rastrellamento del ghetto all'alba del 16 ottobre '43. Un impegno a favore della memoria che è quotidiano. "Non ho visto quello che sta accadendo, quello che per me è stato sempre il ricordo della Shoah, non oggi in particolare." Con lei la presidente dell'Unione Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni e il rabbino capo di Roma. "Ricordare queste cose è estremamente importante perché è alla base della nostra nuova società, una società che molti vorrebbero distruggere adesso e a maggior ragione dobbiamo ricordare." E per mantenere quel ricordo, Liliana Segre continua a raccontare e lo fa anche al Palazzo della Consulta, dove è intervenuta all'incontro per rendere omaggio a Edoardo Volterra, giurista accademico, partigiano, vittima delle leggi razziali. Instancabile la senatrice, nonostante sia spesso anche di recente bersaglio di insulti via social, perché antisemitismo, razzismo, discriminazione, trovano spazio ancora oggi. "Vado tra minacce, parolacce che mi vengono riferite o riportate tutti i giorni in grande abbondanza e uno dei miei figli, mio figlio più grande, ogni tanto mi dice. Mamma, sei depressa? E io no, non sono depressa. Una gamba davanti all'altra. Non ho paura." .