Ultras ucciso: controlli rafforzati per il funerale

11 ago 2019

"Gravi motivi di ordine e sicurezza". La Questura è categorica, niente funerali in forma pubblica per Fabrizio Piscitelli, cinquantatreenne capo ultrà degli Irriducibili della Lazio, ucciso mercoledì scorso con un colpo di pistola alla testa, nel Parco degli Acquedotti a Roma. E all'indomani della decisione del Questore, la sua famiglia punta però a garantirgli quello che definisce "l'addio che merita", bloccando il provvedimento con un ricorso al Tar. Intanto anche tra gli Irriducibili va avanti la contestazione: "Salutare Fabrizio è nostro diritto", scrivono su striscioni che vengono postati sui social, ma la cerimonia resta comunque fissata in forma privata, per martedì mattina alle sei al Cimitero di Prima Porta, nonostante sia arrivato anche l'appello della moglie al Papa per un degno funerale. La richiesta di celebrare liberamente i funerali di Piscitelli si scontra dunque con il suo passato e con le indagini sul suo omicidio, considerando che la Procura procede con l'aggravante del metodo mafioso. Inoltre potrebbero arrivare migliaia di ultrà da ogni parte d'Italia e forse anche dall'estero, fattore questo, che preoccupa, e non poco, sul piano della sicurezza. Piscitelli, noto come Diabolik, è stato condannato a quattro anni e otto mesi per traffico di sostanze stupefacenti, a tre anni e due mesi per la fallita scalata alla Lazio e al Daspo per gli scontri con i tifosi della Spal. Dalle indagini sul suo omicidio, trapela che c'era un terzo uomo nel commando che lo ha ucciso. Oltre al killer, forse un professionista venuto dall'Albania, c'era qualcuno che faceva il palo e che vedendo Piscitelli arrivare, avrebbe avvertito il killer che si trovava poco distante, a bordo di un motorino con un'altra persona. La fuga è stata ripresa da una telecamera.

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