Processo ex Ilva, chiesta condanna per i Riva e Vendola

17 feb 2021

28 e 25 anni di carcere per Fabio e Nicola Riva, ex proprietari dell'Ilva, 28 anni anche per Luigi Capogrosso che del siderurgico tarantino fu a lungo direttore e per l'ex responsabile delle relazioni istituzionali, Girolamo Archinà. 17 anni ancora per l'ex Presidente di Ilva, nonché ex prefetto di Milano, Bruno Ferrante. Sono solo alcune tra le più pesanti delle richieste che il pubblico ministero Mariano Buccoliero ha fatto alla Corte d'assise di Taranto per il processo Ambiente svenduto, nato dall'inchiesta che nel 2012 portò al sequestro degli impianti e che ipotizza come attorno all'Ilva, gestita dal gruppo Riva, si fosse venuta a formare un'associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari e all'omissione dolosa di cautele in materia di sicurezza del lavoro. Un processo che colpisce principalmente dirigenti, funzionari e consulenti della fabbrica, ma non risparmia la politica locale. Tra i 47 imputati ci sono infatti anche l'allora Presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, accusato di concussione, per il quale il pm ha chiesto 5 anni, e l'ex Presidente della provincia Giovanni Florido, 4 anni la richiesta per lui. Reato prescritto, invece, per l'allora Sindaco di Taranto, Ippazio Stefano. Il pubblico ministero Buccoliero ha inoltre chiesto la confisca degli impianti del siderurgico tarantino, attualmente ancora sotto sequestro con facoltà d'uso. Gli impianti sui quali dalla scorsa settimana pende anche la pronuncia del Tar di Lecce che ha dato 60 giorni di tempo ad Arcelor Mittal e Ilva in amministrazione straordinaria, rispettivamente gestore e proprietario del siderurgico, per spegnere l'area a caldo come previsto da un'ordinanza disattesa del sindaco Rinaldo Melucci.

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