Bergoglio è tornato a casa e il nuovo capitolo del suo pontificato è iniziato. Due mesi di convalescenza protetta, durante la quale provare a cambiare le abitudini. Non un'impresa semplice per chi del contatto con le persone fa la sua linfa. No a bagni di folla, no a udienze pubbliche per preservarlo dopo la polmonite bilaterale e il lungo ricovero. Il Segretario di Stato Vaticano Parolin, l'unico che nei giorni al Gemelli ha avuto modo di vederlo, racconta di un futuro ancora da scrivere, ma anche di un silenzio che in qualche modo ha parlato. "Il silenzio del Papa risuona ancora più assordante rispetto alla ripresa dei combattimenti o della continuazione di combattimenti in tante parti del mondo, ma è un richiamo appunto a smettere, no, è un richiamo a trovare vie di dialogo e di pace". Sicuramente le sue parole saranno diffuse tramite i testi o altre formule allo studio, ma chi lo conosce bene sa che il vero tema sarà riuscire a far adattare Bergoglio alle nuove restrizioni. "Eh beh il Papa è un malato serio ma anche è un malato sui generis. No, io credo che lui capisca molto bene quanto sia importante la sua salute e quanto sia oggi indispensabile la sua presenza e la sua parola. ecco perché noi tutti, ma il mondo intero, come dire, è in attesa, che Papa Francesco possa riprendere le forze, perché una parola universale come la sua, in un mondo che si frammenta è quanto mai indispensabile". La nuova normalità di Bergoglio, quantomeno per i prossimi due mesi, passa dalla terapia da continuare ad un'agenda meno fitta, ma sicuramente non totalmente chiusa. .