Ex Ilva Taranto, sindacati preoccupati: evitare chiusura

27 giu 2019

Alla certezza della cassa integrazione per quasi 1400 operai adesso si aggiunge la possibilità di una chiusura dell'intera acciaieria. Per l'ex Ilva di Taranto, in mano alla multinazionale ArcelorMittal, sembra un ritorno al passato, un recente passato visto che solo nove mesi fa sembrava che i principali nodi del Polo siderurgico fossero stati sciolti. I Sindacati chiedono responsabilità sia all'Azienda che ha minacciato di sbarrare i cancelli il 6 Settembre, sia al Governo a cui chiedono di intervenire per evitare la chiusura. La questione principale gira intorno a un intricato tema legale, che è questo: la società vuole che non venga revocata l'immunità per l'attuazione del Piano Ambientale, risalente al 2015, e che, come previsto nel Decreto Crescita, è destinata a cadere proprio il 6 Settembre. Senza questo scudo, sulla cui legittimità si attendono pronunce della Magistratura, il gruppo dell'acciaio ritiene che i rischi per i suoi manager sarebbero troppi e, di conseguenza, non si potrebbe andare avanti con la spada di Damocle di finire sotto inchiesta. ArcelorMittal chiede, quindi, a Palazzo Chigi di intervenire. L'esecutivo non sembra voler andare allo scontro, ci sono in ballo troppi posti di lavoro e una fetta importante dell'industria tricolore. Una soluzione, quindi, sembra possibile. Ma i toni da ultimatum della multinazionale non sono piaciuti a Luigi Di Maio, che li interpreta come un ricatto, aggravato dall'annuncio della cassa integrazione che l'impresa vuole avviare per 13 settimane a partire da luglio e che viene invocata in nome della crisi del settore. Comunque andrà a finire per l'ex Ilva si tratta di nuovo capitolo che aggiunge incertezza a una storia lunga e tormentata, dove si intrecciano problemi occupazionali e gravi questioni ambientali.

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