Manovra, i punti fermi: stop a Iva, taglio del cuneo fiscale

29 ott 2019

La manovra economica è ancora da limare, discutere e approvare, ma il quadro è stato tracciato e le misure più pesanti difficilmente cambieranno. L'IVA non aumenterà da gennaio. Il disinnesco dell'imposta sui consumi si porta via tre quarti del valore della legge di bilancio, così come nella maggioranza non appare in discussione il ricorso al deficit, col quale finanziare metà della manovra. Nemmeno sul secondo capitolo di spesa e il taglio delle tasse ai lavoratori sembrano esserci dubbi sulle risorse, tre miliardi sufficienti per ridurre il cosiddetto cuneo fiscale da metà del 2020. Bisogna però capire chi saranno i destinatari. Finora si è parlato di rendere più pesanti le buste paga dei dipendenti con redditi medio bassi. Ma c'è chi spinge anche perché della misura ne possano beneficiare le imprese. Da mettere a punto il pacchetto di aiuti alle famiglie, ma i 600 milioni aggiuntivi ai fondi già esistenti, non dovrebbero cambiare direzione. Più complicato il capitolo delle nuove tasse. Quella sulla plastica che colpirebbe i produttori chiamati a versare al fisco un euro per ogni chilo di imballaggio e quella sulle bibite gassate che gli industriali respingono, prospettando scenari foschi. In sospeso poi la questione delle partite IVA, la stretta sul regime fiscale dei lavoratori autonomi non piace ai pentastellati che non vorrebbero ridimensionare la flat tax varata col primo Governo Conte. Al riparo da stravolgimenti appare quota 100. La tentazione di restringerne la portata per risparmiare quattrini, è frenata dalla prospettiva che la misura scadrà fra due anni e soprattutto dalla clausola promossa dal Ministro del Ttesoro, Roberto Gualtieri, che congela i fondi necessari per l'anno prossimo in attesa di verificare la minore spesa prevista per l'anticipo pensionistico.

pubblicità
pubblicità