Il Parlamento turco al voto per missione militare in libia

02 gen 2020

Il Ministro degli esteri turco ha passato le ultime 24 ore in febbrili trattative con l'opposizione per ottenere un ‘sì’ del Parlamento, il più condiviso possibile, all'invio di truppe turche in Libia. L'apertura del Parlamento in Sezione straordinaria, anticipata di una settimana, mostra l'urgenza del presidente Tayyip Erdogan nella strategia di intervento nel conflitto in corso in Libia. Lo spunto viene dal campo, un ennesimo raid aereo nei sobborghi di Tripoli con diverse vittime civili che certifica l'avanzata delle forze del generale Haftar verso la capitale. Sostenute dal cielo dai droni e aviazione, messi a disposizione da Russia, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati, gli alleati internazionali del Generale della Cirenaica. Ma gli effetti pratici sono anticipare qualsiasi iniziativa europea come quella messa in campo dall'Italia, in origine pianificata al 7 gennaio di una missione di Bruxelles, a guida dell'alto rappresentante della politica estera Borrell, per trattare con le parti e rilanciare la conferenza di pace di Berlino. Al Cairo si riunisce d'urgenza, la Lega araba che non vede di buon occhio l'intervento di Erdogan in Libia. Ankara scende in campo a fianco del governo di accordo nazionale guidato dal Serraj, che dallo scorso aprile, è sotto attacco delle forze della Cirenaica. Ma più che un atto umanitario, nell'intento di Erdogan, dopo l'intervento in Siria, in funzione anti-curda si intravede la grande idea di rilanciare il progetto del protettorato ottomano in Tripolitania che possa poi estendersi fino alla regione del Fezzan. Lo scrigno in cui è custodito l'oro nero libico.

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