Il piano di Benjamin Netanyahu per giungere alla fase finale della guerra è chiaro, il disarmo di Hamas, garantendo un corridoio sicuro verso l'estero ai dirigenti del movimento islamista palestinese, oltre all'emigrazione volontaria per utilizzare le parole del leader del Likud, ... Tradotto, attuare il piano del presidente americano Donald Trump, quello di sfollare oltre 2 milioni di palestinesi dalla Striscia verso Paesi terzi e fare dell'enclave la riviera del Medio Oriente. Hamas, per il quale il disarmo rappresenta una chiara linea rossa, per il momento sarebbe invece disposto a rilasciare cinque ostaggi, tra cui l'americano Idan Alexander, in cambio di 50 giorni di tregua, della scarcerazione di un numero imprecisato di palestinesi e dell'ingresso nella Striscia di Gaza degli aiuti bloccati dal 2 marzo, come previsto dalla proposta avanzata dai mediatori egiziani. Un'apertura, come sottolineano diversi analisti, che servirebbe più per mettere a tacere le proteste popolari scoppiate tra la polvere di Gaza, nei giorni scorsi contro la leadership del gruppo, che per mostrare un'effettiva flessibilità. Apertura che comunque serve a poco, dato che Israele chiede la liberazione di almeno il doppio tra i sequestrati e alza la pressione militare allargando l'incursione a Rafah. La parte meridionale della Striscia, dove la mezzaluna rossa palestinese ha recuperato 14 corpi di soccorritori, rimasti uccisi dopo che i soldati dello Stato ebraico, domenica 23 marzo, avevano aperto il fuoco contro diverse ambulanze, dopo averle identificate erroneamente, come ammesso dall' Idf, come veicoli sospetti. .