Coronavirus, Baldanti: "Questo è un virus 'democratico'"

03 mar 2020

Oggi l’Organizzazione Mondiale della Sanità, specificando che non si tratta di una banale influenza e anche per questo va combattuta con forza ed energia, ha parlato del tasso di letalità che è al 3,4%. Che significa e qual è l'aggressività di questo virus? Quello che conosciamo almeno. Sì. Allora, il Professor Rizzardini praticamente ha usato le stesse parole che ho usato io, ma ci sentiamo spesso, quindi capita poi di condividere le stesse impressioni. Allora “il tasso di letalità” vuol dire quante persone muoiono per l'infezione. Già qui bisogna distinguere tra avere, diciamo, un decorso infausto con il virus o per il virus. Non è la stessa cosa. Sono due cose diverse. Comunque si sa… “3,4%” significa che su 100 persone infette tre hanno un decorso sfavorevole. Poi bisogna vedere quali sono le condizioni di queste 3 persone preesistenti e così via. In generale possiamo dire questo, che su 100 persone infette, 85-90 hanno un raffreddore, magari senza febbre o con poca febbre. Okay? 10-15 anno una polmonite. La polmonite è già qualcosa in più, nell'ambito di questi 10-15 ci sono questi tre che purtroppo hanno una polmonite molto severa e magari non ce la fanno. Ripeto, questo, che sono numeri però riguardano poi persone reali. Queste persone reali hanno… siamo tutti diversi tra noi, tutti noi abbiamo una storia personale, una storia clinica e quindi, questo è un virus molto democratico, l’ abbiamo capito, è un virus che infetta abbastanza rapidamente e molte persone, la maggior parte in maniera poco sintomatica, però, purtroppo può incontrare anche persone che sono già fragili e quindi diventare pericoloso, in questo senso. Professore pochi secondi le chiedo, qual è la situazione in quell'ospedale e qual è lo stato di salute… diciamo le sue condizioni, le condizioni della del paziente uno, quel trentottenne che era stato uno dei primi, diciamo osservato speciale e nella la vostra struttura. Allora la nostra struttura, come ha già detto lei, è impiegata in prima linea anche a supporto di tutte le varie zone rosse e non è solo il problema del testing, ma anche problema poi di ricevere pazienti, di avere a disposizione delle camere in malattie infettive, delle camere in terapia intensiva e quindi bisogna ringraziare tutta la struttura sanitaria che si sta muovendo in questa direzione. Ed è uno sforzo molto grande e c'è un esercito di sanitari che si sta muovendo contro questo virus. Lei mi chiedeva del paziente uno. In realtà è una domanda che ricorre spesso oggi sui giornali. Guardi, in realtà a noi interessa moltissimo il paziente uno, ma ci interessa altrettanto il paziente due, il tre, il quattro, il cinque, e tutti gli altri che abbiamo, sia nella nostra struttura, qui al San Matteo, ma anche quelli che stiamo seguendo a distanza nella nostra rete, che è lombarda, di ospedali. C’è un costante… Adesso ho spento i telefoni perché c'è questo collegamento, ma un costante contatto con tutti i professionisti che le ho detto, proprio in questa… per cercare di dare il migliore… Fare squadra forse è l'antidoto migliore, il vaccino migliore per questa… per questa battaglia da combattere. È l'unica cosa, lei è veramente… Io sono commosso da vedere gli studenti che vengono a proporsi di venire qua a dare una mano. Gli specializzandi, tutti i tecnici, ma non solo, nel mio laboratorio nel mio reparto, ma anche negli altri reparti dell'ospedale, questa è una storia comune. Lei chieda dovunque, tutti le diranno la stessa cosa. Grazie, grazie, Professor Baldanti Fausto grazie per essere stato con noi e buon lavoro. Grazie a lei. Grazie a lei. Grazie.

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