Coronavirus, tre veneti positivi alla variante inglese

26 dic 2020

Il virus della prima ondata, qua li vedete in violetto, azzurrino e verde, sono diversi da quelli della seconda ondata. Quindi stiamo avendo a che fare con tipi di virus completamente diversi. L'importante scoperta, annunciata nel corso di una conferenza stampa convocata dal governatore Luca Zaia, è dell'istituto zooprofilattico delle Venezie, che oltre ad aver individuato la vigilia di Natale tre soggetti positivi alla variante inglese del coronavirus, due Trevigiani e un Vicentino, nel mese di novembre, su 37 virus isolati, ha scoperto due mutazioni mai riscontrate prima in nessun'altra zona d'Italia. In questi 37 abbiamo trovato otto genotipi diversi e di questi otto genotipi due sembrano essere tipici del Veneto, nel senso che sono stati trovati in Veneto e non nel resto di Italia. Mutazioni caratterizzate da un'altissima trasmissibilità che potrebbero spiegare la difficile situazione del Veneto in questa seconda ondata. L'indice di contagio a 1.1 è il più alto tasso di positività paria 32.3% secondo i dati dell'Istituto superiore di Sanità. Questa scoperta presidente va a spiegare l'attuale situazione in Veneto? Ma guardi, in parte sì, adesso faranno gli approfondimenti, non è il mio mestiere, è pur vero che la alta contagiosità potrebbe essere correlata assolutamente alla variante inglese, che non dà sintomi peggiori dal punto di vista clinico ma sicuramente la diffusione è molto più rapida. E dall'altro anche per queste due mutazione suo otto che sono tipiche, queste due mutazioni, del Veneto, anche lì si farà un'analisi, visto e considerato che stiamo analizzando 100 tamponi di ogni mese dall'inizio l'infezione e ovviamente stiamo analizzando anche quelli di ottobre, novembre, dicembre.

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