Covid, Sky TG24 nella terapia intensiva con i parenti. VIDEO

22 apr 2021

"Eccoci pronti". "Siamo qua siamo qua". "Buongiorno Stefano noi siamo venuti e abbiamo seguito sua moglie". Teta arriva un martedì di fine aprile, è ora di pranzo, ma Teta mangia raramente, ci dirà poi. Per lei il tempo è sospeso dal 16 marzo. La incontro sulla porta della terapia intensiva uno dell'ospedale Niguarda, prima del suo di incontro, quello con Stefano. Una vita insieme, due figli, il Covid lo ha aggredito mentre era fuori per lavoro, è stato intubato in pronto soccorso e ha rischiato di non farcela. Dopo un mese sedato, da pochi giorni è sveglio e Teta è vicina a lui. "Volevamo sapere, intanto, come sta e quanto è importante che sua moglie sia qui?" "Assolutamente indispensabile che sia qua. Non ce la farei mai" " Cosa ha pensato quando si è svegliato?" "Ma io non capivo se ero vivo, se ero morto, dov'ero, dove non ero. Mi son reso conto in quel momento lì, mi son guardato in giro e lei era accanto a me ed era una cosa incredibile, non la so descrivere proprio". Stefano alterna alti e bassi, la forza arriva dalla sua famiglia. "Stiamo lottando tutti, quindi, ce la faremo". Sono stati i medici e gli psicologi del Niguarda a volere far entrare i parenti nella terapia intensiva. "La relazione è vitale, esattamente come qualsiasi tecnica che viene utilizzata in terapia intensiva". "Non è possibile che vengano rapiti i parenti dalle loro famiglie e non ci sia modo di riavvicinarli e questo incide positivamente sotto il profilo proprio emotivo, anche sul paziente e quindi favorisce la voglia di collaborare, la voglia di uscire da questa situazione". "Noi lo vediamo, come nel caso di Stefano, come anche nel caso di tutti gli altri pazienti, un cambiamento. Fanno parte della cura dei pazienti anche i parenti". "Loro hanno bisogno del nostro contatto fisico, contatto, qualsiasi tipo di contatto, non si devono sentire abbandonati".

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