Scuola, l’allarme dei presidi sul rientro in presenza

21 apr 2021

L'Istituto Tecnico e Professionale Bosso Monti di Torino ha 700 alunni divisi in 32 classi. Gli spazi qui sono ampi ma per garantire il distanziamento di almeno un metro tra gli studenti, previsto dalle norme anti-Covid, è stato necessario riconvertire in aule anche la sala docenti in cui si sta facendo lezione, come vedete, e i tre laboratori della scuola. Perché le prime bozze del decreto parlavano di un ritorno in presenza al 100% alle superiori, nelle Regioni gialle già da lunedì prossimo. Da qui l'allarme lanciato dai dirigenti scolastici. "Abbiamo visto che solo il 30%-35% delle scuole è in grado di accogliere la totalità degli studenti, gli altri non sono in grado di farlo ma per questioni logistiche, proprio strutturali, dei muri, i volumi non sono sufficienti". Preoccupazione raccolta dal Governo che ha valutato un rientro tra il 60 e il 100% a seconda della capacità delle scuole. In questo istituto è stato deciso di privilegiare il ritorno delle quinte, in vista dell'esame di maturità, e probabilmente delle prime, che più sentono il bisogno di una guida. Va sciolto il nodo delle presenze. Altre perplessità arrivano da quei professori che non sono ancora stati vaccinati. "Certo che c'è una preoccupazione, c'è una preoccupazione seria. Io tutti i giorni incrocio nei corridoi insegnanti che mi dicono ma siamo matti, ma siamo matti, ma siamo matti! Da un lato non siamo matti, siamo professionisti, tutti lavorano, le commesse del supermercato, che spesso vengono portate ad esempio, non sono vaccinate eppure vedono persone dal mattino alla sera. Il servizio sociale, che la scuola è chiamata a dare, esiste ed è importantissimo. Quindi io credo che la scuola debba riaprire, deve riaprire però deve riaprire in sicurezza".

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