Semilibertà per i dirigenti tedeschi della Thyssen

18 giu 2020

Ma gli assassini a lavorare non possono andare, devono stare in galera. E' indignato e arrabbiato, Nino Santino, il papà di Bruno, uno dei sette operai morti nel rogo della ThyssenKrupp il 6 dicembre del 2007. I parenti hanno saputo da poche ore che i due dirigenti tedeschi dell'acciaieria hanno ottenuto la semilibertà, Harald Espenhahn, ex amministratore delegato nel 2016 era stato condannato dalla Corte di Cassazione a 9 anni e 8 mesi di reclusione per omicidio e incendio colposo. Gerald Priegnitz, invece, a 6 anni e 10 mesi. Condanne poi abbassate a 5 anni dalla Magistratura in Germania perché questo prevede il diritto tedesco, pene comunque, non ancora eseguite. La beffa, però, è arrivata nel tardo pomeriggio di mercoledì, quando la procura di Essen ha concesso la semilibertà ai due alti dirigenti Thyssen che quindi dovranno passare solo la notte in carcere, poi al mattino, potranno uscire per andare al lavoro e potranno addirittura passare a casa il fine settimana. Un epilogo amaro da digerire per i parenti dei sette operai torinesi, dopo un lungo e doloroso iter giudiziario. Questa non è una pena, questa è una presa in giro per noi e per i nostri figli. Noi andremo anche a Roma e se sarà necessario, si andrà anche in Germania dobbiamo avere la giustizia per i nostri figli perché non è possibile non avere giustizia. Disgusto. Siamo venuti a chiedere delle spiegazioni, ma alla fine non è servito a nulla. Il Procuratore ci ha detto che non c'è nulla da fare è incredibile. Io non posso pensare a questi assassini comunque in semilibertà, in Germania anziché in Italia nelle carceri. Lo stato italiano non avrebbe dovuto mandarli mandarli via. Mamme, papà e sorelle dei sette operai hanno incontrato prima il procuratore generale di Torino, Francesco Saluzzo per chiedere spiegazioni, poi in comune la sindaca Chiara Appendino la battaglia non è finita per la città. E questa è una ferita che si riapre nuovamente, purtroppo.

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