L'idrogeno solforato respirato ed i liquami ingeriti sono alla base del decesso dei 5 operai lunedì scorso a Casteldaccia, all'interno di una vasca per il sollevamento delle acque reflue. Sono questi i primi elementi giunti dall'autopsia effettuata su 3 delle 5 vittime della strage sul lavoro. Nessuno di loro però si sarebbe dovuto trovare all'interno della vasca dove hanno trovato la morte. Il loro lavoro, infatti, non si sarebbe dovuto svolgere lì. I magistrati della Procura di Termini Imerese hanno messo la lente d'ingrandimento su questo particolare aspetto, ma anche sulla suddivisione degli appalti e dei subappalti. Inoltre, pare, che gli operai non avessero nessun tipo di protezione: niente maschere né misuratori per la rilevazioni di presenza di gas tossici nell'aria. "Una tragedia annunciata questa, come tante altre tragedie. Frutto sempre dei soliti passaggi di committenza, appalto, appaltatori, subappalti, senza controlli, senza niente. Un fatto è certo, ovviamente se sono morti tutti, anzi ci sarà evidentemente una violazione palese di una larvale misure di sicurezza. Quindi oggi c'è questa triste passaggio delle autopsie, poi confidiamo nell'autorità e in tutte le attività che dovranno essere fatte per poi trovare, diciamo, i responsabili quali sono un po' tutti i responsabili a catena". L'Unico indagato al momento resta Nicolò Di Salvo, co-titolare dell'azienda Quadrifoglio Group che stava eseguendo i lavori di manutenzione. L'ipotesi di reato avanzata alla procura è quella di omicidio colposo plurimo. Dimesso intanto dall'ospedale l'ultimo operaio ancora ricoverato. I sanitari lo hanno dichiarato fuori pericolo.