Le ultime parole di Matteo Salvini sul destino delle Ferrovie dello Stato escludono svendite, ma il ministro dei Trasporti aggiunge che si vogliono coinvolgere energie e risorse private. Lo scopo, nelle parole di Salvini, è quello di migliorare i servizi in un periodo in cui, tra oltre mille cantieri per investimenti miliardari, si susseguono interruzioni e disagi per i passeggeri del gruppo controllato interamente dallo Stato. L'idea allo studio sarebbe quella di separare la gestione dei treni da quella dei binari, un po', come è successo anni fa per le energie elettrica. In questo modo RFI, la società che ha in mano la rete ferroviaria, in primis quella dell'alta velocità, si aprirebbe a nuovi partner. Tra i papabili Cassa depositi e Prestiti, il braccio finanziario dello Stato e F2i, fondo privato, ma con partecipazioni pubbliche. Quanto potrebbe fruttare un'operazione del genere? Non si sa. Così come ignoti sono i tempi. Due aspetti cruciali se Palazzo Chigi, come promesso, vorrà raggiungere l'obiettivo di raccogliere 20 miliardi entro il 2026, alleggerendo le partecipazioni pubbliche. Il piano finora ha permesso di racimolare poco più di 4 miliardi, grazie alla vendita di pezzi del Monte dei Paschi, dove lo Stato è ancora presente e del colosso petrolifero Eni. Altri soldi, più di 2 miliardi, dovrebbero arrivare dalla cessione di circa il 15% di Poste Italiane, un'operazione prevista in primavera, che lascerebbe allo Stato il controllo. Sul mercato andrebbe anche una quota di Enav, società che controlla il traffico aereo, che porterebbe circa mezzo miliardo. Siamo sempre lontani dai 20 miliardi che scalfirebbero soltanto l'enorme debito pubblico, ma in assenza dei quali il Governo sarebbe costretto a trovare i soldi da altre parti.